Rifornimento in volo cooperativa sociale

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DALL’INTEGRAZIONE DELL’ADOLESCENZA ALLA TRANSIZIONALITA’ DELL’INTERVENTO CON L’ADOLESCENTE

Come già evidenziato da numerosi Autori, l’adolescenza rappresenta una fase dello sviluppo con caratteristiche  e bisogni specifici, centrati sul fisiologico processo di individuazione e di autonomizzazione che si opera attraverso l’articolazione tra  realtà interna e realtà esterna.
In questo contesto ci sembra che una istituzione per adolescenti possa essere più facilmente fruibile qualora riesca ad assicurare un posto privilegiato alla "dimensione transizionale", essere cioè un "luogo terzo" tra mondo interno e mondo esterno,  suscettibile di modificazioni creative e di capacità espressive. Coerentemente al concetto di transizionalità sviluppato da Winnicott, i "luoghi" per accogliere gli adolescenti dovranno essere polivalenti, adatti al caso, in modo da evitare a tutti  i costi la trappola della cronicizzazione, non solo in senso psicopatologico, ma anche riguardo alle modalità di relazione con gli altri e con il servizio nel suo complesso. Si configura così un’area intermedia e terza tra l’illusione  e la realtà che consente all’adolescente di sentirsi protagonista di una ricerca, e fornisce occasioni di utilizzare il servizio con il ritmo e le modalità più consone al proprio funzionamento psichico attuale. Un’istituzione per  adolescenti nel dare un posto centrale alla dimensione transizionale, prevede una certa ambiguità tra il mondo esterno e il mondo interno, in modo da offrire uno spazio né totalmente soggettivo né totalmente esterno, e quindi aperto a livelli  di esperienza diversi.
Su questa linea, come sottolineano Jeammet ed altri autori della scuola francese, riteniamo particolarmente utile, nella presa in carico dell’adolescente, offrire interventi diversificati e l’opportunità di poter differenziare tra le  diverse figure che si occupano della cura.
Ciò favorisce il dispiegarsi dei molteplici investimenti di cui l’adolescente ha bisogno per rimettere in movimento le diverse aree del proprio funzionamento psichico. Nello stesso tempo limita i rischi legati al sovrainvestimento di un unico  oggetto che può attivare intollerabili vissuti di dipendenza e passività nella relazione.
Questo tipo di approccio ci sembra particolarmente efficace per quegli adolescenti minacciati nel loro funzionamento mentale e nella loro capacità di pensiero. Adolescenti che, con diversi comportamenti ed espressioni sintomatiche, manifestano le proprie  difficoltà ed il fallimento familiare e sociale nel rispondere alle richieste e ai bisogni di contenimento e di crescita. Si tratta in ogni caso di adolescenti che esprimono, spesso urgentemente, un rischio di arresto o di grave distorsione del processo  evolutivo.
La gestione plurifocale del trattamento degli adolescenti si sviluppa attraverso l’integrazione dei bisogni di esplorare e fare esperienza che i ragazzi segnalano dentro e fuori dal setting. In questo contesto, la Cooperativa "Rifornimento in Volo"  realizza una modalità di intervento integrato che prevede tra l’altro l’inserimento, accanto alle tradizionali figure terapeutiche, di un operatore denominato "compagno adulto", e/o di laboratori esperenziali. L’integrazione del  processo di cura, e quindi del percorso di crescita dell’adolescente, è garantita dal collegamento, dalla coerenza e dall’articolazione "pensata" e non giustapposta tra le risorse terapeutiche messe in campo.   
Questo tipo di intervento ci sembra indicato in quelle situazioni in cui il funzionamento mentale, sociale e relazionale dell’adolescente è in stallo o momentaneamente non utilizzato e comunque può essere avviato quando l’adolescente,  pur avendo bisogno di aiuto, non riesce ad utilizzare una cura centrata esclusivamente sulla parola trovandosi sbilanciato prevalentemente sul versante dei comportamenti agiti.


Compagno Adulto
La figura del Compagno Adulto si è delineata all’inizio degli anni ’80 all’interno dell’Istituto di Neuropsichiatria Infantile dell’Università "La Sapienza" di Roma dal confluire di due esperienze innovative: da  una parte un Servizio di Accoglienza e Psicoterapia ad orientamento psicoanalitico indirizzato esclusivamente agli adolescenti e dall’altra un Reparto Psichiatrico di ricovero per adolescenti in crisi che si trasforma sulla base dell’esigenza  di attivare nuove risorse esterne per i ragazzi ricoverati. L’incontro tra queste diverse aree di lavoro ha aperto la possibilità di coniugare la sempre più approfondita conoscenza nell’ambito della teoria psicoanalitica sulle specifiche  caratteristiche del funzionamento psichico dell’adolescente con il dispiegarsi di nuove esperienze nel campo del "fare con", in un ambiente di vita organizzato e con figure di riferimento privilegiate.
Attualmente, attraverso il servizio del compagno adulto, la Cooperativa offre ai ragazzi la possibilità di costruire una relazione significativa di sostegno ed accompagnamento ai compiti evolutivi, integrandola con eventuali altri interventi di cui  l’adolescente usufruisce. Il Compagno Adulto è un giovane adulto competente nel campo della psicologia dell’adolescenza e inserito in un percorso di formazione psicoanalitica personale e professionale.
Tale relazione è orientata prevalentemente alla realtà esterna del ragazzo, fa strettamente riferimento al suo contesto ambientale e sociale (famiglia, scuola, quartiere) e si consolida attraverso l’opportunità di condividere situazioni  ed attività che fanno parte dell’esperienza concreta nella vita del ragazzo.
La possibilità di "fare insieme" assume la qualità di un’esperienza condivisa all’interno di una relazione, diventa occasione per i ragazzi di usufruire di nuove opportunità di confronto ed identificazione e svolge una fondamentale  funzione di supporto narcisistico restituendo all’adolescente il piacere del proprio funzionamento.
La condivisione emozionale dell’esperienza concreta, che permette all’adolescente di sentirsi confermato  e sostenuto narcisisticamente, diventa evolutivamente significativa se, quanto accade nella relazione tra il Compagno Adulto e l’adolescente, trova uno spazio di ascolto, di comprensione e di significato su un doppio versante: per l’adolescente  nel contesto della terapia e  per l’operatore nella supervisione.   Gli operatori del gruppo di lavoro del "compagno adulto" hanno una riunione settimanale di supervisione sulle attività di accompagnamento, a sua volta articolata  con incontri di verifica e monitoraggio tra i diversi soggetti coinvolti nella presa in carico dell’adolescente e con gli altri contesti di discussione clinica che caratterizzano il lavoro della Cooperativa. Infatti, come sottolinea A. Novelletto,  il lavoro gruppale degli operatori, nella misura in cui promuove la comprensione del transfert e controtransfert del loro incontro con l’adolescente, e del suo divenire relazione intricata di aspettative, fa emergere come frequentemente l’adolescente e il suo sistema significativo di riferimento, instaurino aspettative sia collusive che trasformative, che vanno oltre l’operatore e che investono la Cooperativa nel suo insieme.

E’ infatti il gruppo di lavoro, nel suo insieme e nei suoi diversi livelli di funzionamento, che si fa garante e portatore  della continuità, dell’elaborazione e dell’integrazione di ciò che accade nella relazione con l’adolescente. La coerenza tra i diversi livelli, garantita dal gruppo dei compagni adulti al lavoro nella supervisione, ha essa stessa  funzione di terzo e di limite e scaturisce da un lavoro di elaborazione condivisa sull’adolescenza e le sue dinamiche, e da una comprensione profonda delle mete evolutive fondamentali a questa età.

Laboratorio

Entro una cornice ben definita, i cui componenti essenziali sono lo spazio, gli arredi, gli operatori, gli orari, ed un obiettivo esplicito tendente a figurare un  motivo plausibile per stare e fare insieme, hanno preso forma i Laboratori della Cooperativa Rifornimento in volo, pensati per dare un’ulteriore risorsa terapeutica agli adolescenti in difficoltà.
Obiettivo dichiarato, potremmo dire "formale", di una simile attività consiste, fra gli altri, nella partecipazione ad un laboratorio d’informatica.
Per fare cosa? Il ventaglio delle risposte è ampio: per imparare ad usare il computer, per smontarlo e rimontarlo, per usare i programmi, per navigare in internet, per costruire un sito proprio o collettivo.

Accade così che, ragazzi e ragazze, spesso chiusi per la maggior parte del tempo nelle loro camerette, attraversano la città  per trovarsi a "fare con".

Non si conoscono, sono spesso diversi per come si presentano, hanno difficoltà a scuola, perché troppo lontani  dalla "media", troppo taciturni o troppo rumorosi e molesti; qualcuno a scuola non ci vuole più andare. Ragazzi accomunati per un grado piuttosto marcato di esclusione dai loro contesti naturali, nei quali si sentono perlopiù fuori luogo: difficoltà  di socializzazione, disturbi comportamentali sono i profili con cui si presentano o con cui vengono presentati dai loro accompagnatori.
Che fare? Un corso… è troppo difficile! Una palestra, una piscina, un torneo di calcio? Ci vorrebbero degli amici. Ma dove sono questi amici? Come si fa a raggiungerli, e soprattutto a mantenerli.
Quando arrivano, per strade diversissime, alla Cooperativa ad alcuni adolescenti viene proposto di inserirsi nei Laboratori.
L’ingaggio avviene sul concreto: ti proponiamo di lavorare sui computer. Ci stai? Sarai con altri ragazzi, qualcuno più grande, qualcun altro più piccolo di te.
Gli operatori, una coppia mista per sesso e competenze, (psicologa – educatore) con l’aiuto di un operatore tecnico, lavorano insieme. Grazie al "pretesto" del Corso e nel "contesto" del Laboratorio si intrecciano concretezza  e immaginazione. Gli operatori non vestono soltanto i panni di animatori-organizzatori. Si trovano nella condizione di costituire, in itinere, il tessuto connettivo tra fare e pensare, tenendo ben presente in mente, se vi sono, anche gli altri contesti   terapeutici in cui l’adolescente è seguito e, quando possibile, integrandosi con essi.
Il gruppo prende forma. Si capisce che si può stare in qualche modo insieme. L’"apprendimento" tecnico, il funzionamento di un hardware, che può essere smontato e rimontato, spiegato nei suoi singoli pezzi, è occasione per divagare intorno  a "come funziono io". Ancor di più, il software lascia spazio alle fantasie, su cosa si può fare: una compilation di brani musicali scaricati dalla rete, un’elaborazione fotografica del proprio album famigliare, persino un sito per rendersi  a tutti visibili nell’immaginario mondo interconnesso di internet. Tra la fantasia e la realizzazione, attraverso l’esperienza dei Laboratori, vi è un’occasione di riorganizzazione nella quale gli adolescenti, sollecitando quote  rilevanti del loro mondo interno e di quello esterno e attraverso l’oggettivazione e la concretizzazione, sperimentano un possibile funzionamento o una riattivazione di funzioni sottoutilizzate.

Gli interventi educativi, pedagogici, di accompagnamento, individuali, gruppali o istituzionali, non sono in conflitto con la  psicoterapia propriamente detta, ma fanno parte di un approccio che tende alla comprensione dei bisogni e delle risposte tollerabili e percorribili per l’adolescente nell’attualità del suo equilibrio/disequilibrio psichico. Pertanto detti  interventi si collocano trasversalmente nel progetto terapeutico in un "prima" o un "dopo" che trova senso nella peculiarità di ogni adolescente in cura.
La tensione alla ricerca, piuttosto che la conferma dei modelli, ci sembra poter, almeno in questo momento, mettere al riparo da un’ipotesi a rischio, e cioè che le difficoltà di rapporto e cura con l’adolescente si possano superare  attraverso un’organizzazione ideale. Non si può invece evitare di addentrarsi in una relazione intima, empatica, conflittuale in cui gli aspetti concreti, organizzativi rappresentano solo l’appoggio alle segrete rappresentazioni degli  oggetti d’amore primari, di Sé e dei propri vissuti.


 

Autori: Angela Castellano, Savina Cordiale, Luca Lo Cascio

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