Per molti adolescenti che frequentano l’ultimo anno delle superiori scegliere se e come proseguire la propria carriera scolastica rappresenta un compito difficile e spesso fonte di ansia. Fino a quel momento avevano seguito un percorso obbligato: la scuola materna, le elementari, le medie e la scuola secondaria erano fortemente presidiate e organizzate dagli adulti ed era sufficiente partecipare e seguire le regole per procedere nel proprio cammino. La scelta da effettuare alla fine delle superiori introduce un forte elemento di discontinuità. I ragazzi si trovano di fronte ad una decisione personale e impegnativa e intuiscono, forse per la prima volta, che la famiglia, anche se attenta e affettuosa, non potrà preservarli dallo sperimentare un senso di solitudine di fronte alla ricchezza e alla complessità della vita. In altre parole, presentono che la scelta che effettueranno sarà in qualche modo ineluttabile, cioè delimiterà le infinite opportunità che fino ad allora avevano davanti, aprendone alcune e chiudendone altre. Per aiutare gli adolescenti a scegliere un nuovo corso di studi (università, accademie, scuole di perfezionamento ecc.) vengono organizzati dalle scuole secondarie seminari o corsi di orientamento, spesso in collaborazione con diverse facoltà universitarie, a loro volta interessate a fronteggiare il fenomeno di una crescente dispersione scolastica. Ai ragazzi partecipanti vengono fornite informazioni sull’organizzazione e sull’andamento dei corsi universitari, sulle prove di selezione da superare per ottenere l’iscrizione, sui contenuti trattati, ecc. A volte, gli psicologi scolastici offrono test che verificano le caratteristiche attitudinali dei ragazzi, fornendo risultati che orientano verso alcune discipline piuttosto che altre. Tuttavia queste forme preziose di aiuto possono essere insufficienti a fronteggiare l’ansia e la paura di un temuto fallimento. Infatti, la scelta che i ragazzi e le ragazze devono compiere non riguarda esclusivamente il registro cognitivo: non si tratta, cioè, solo di raccogliere informazioni sulle diverse carriere di studio e decidere razionalmente in base alle notizie ottenute. Entrano anche in gioco complessi aspetti affettivi-emotivi. La scelta del nuovo indirizzo di studi si colloca infatti in un ampio processo di cambiamento che gli esperti chiamano seconda individuazione. Nell’adolescenza infatti si ripropone, ad un livello più evoluto, quel fenomeno di separazione individuazione che ha riguardato la prima infanzia. I ragazzi si trovano a dover riorganizzare le rappresentazioni di se stessi e dell’altro che sono andati costruendo nell’infanzia e ad affrontare diversi compiti evolutivi: accettare il proprio corpo ed usarlo in maniera efficace, acquistare un ruolo sociale femminile o maschile, acquisire indipendenza emotiva dai genitori e altri adulti significativi, acquisire un comportamento socialmente responsabile, ecc. In particolare, la scelta di un nuovo indirizzo di studi, oppure l’entrata nel mondo del lavoro, rappresentano un passo importante sulla strada della conclusione del processo di separazione dalla nicchia affettiva primaria della famiglia.Ma anche la separazione dal gruppo classe della seconda adolescenza è faticosa ed ansiogena. Talvolta assistiamo a vere e proprie crisi evolutive: il ragazzo o la ragazza adolescente nell’impossibilità di decidere smette di studiare, oppure effettua una scelta conformistica, adeguandosi alle decisioni che altri, in genere la famiglia, fanno per lui. La difficoltà di motivarsi adeguatamente sembra essere alla base dell’alto livello di dispersione scolastica nelle nostre università. Oggi si comincia a pensare che quello della scelta universitaria sia un problema che riguarda un passaggio di stato da qualcosa di già conosciuto verso una condizione adulta che viene sentita lontana ed estranea; al punto che gli adolescenti rappresentano il passaggio come un salto nel buio. Non è un caso che si parli di orientamento dei ragazzi in uscita dalla scuola e in entrata nel nuovo mondo dell’università e che in alcuni casi il lavoro degli operatori che se ne occupano sia finalizzato non solo ad informare sulle varie opportunità di studio ma anche ad offrire ai ragazzi uno spazio per pensare a se stessi, in rapporto al passato e al proprio futuro. Ad esempio in una ricerca-intervento effettuata in una scuola secondaria superiore di Tivoli è stato chiesto ai ragazzi dell’ultimo anno di scrivere un breve componimento pensando alle loro esperienze di vita con gli altri e al loro sviluppo futuro, in relazione al loro essere ragazzi oggi e adulti domani. Negli scritti dei ragazzi sono stati individuati tre clusters. Nel primo, ricorrono parole come caso e fortuna. Questo cluster sembra essere riferito all’adozione da parte dei ragazzi di una posizione passiva, di attesa, che evidenzia una difficoltà a mettersi in gioco ed orientare il proprio futuro. Nel secondo cluster ricorrono le parole maturo, responsabile ma anche, paura. Qui l’esigenza maggiormente sentita dai ragazzi sembra essere quella di uniformarsi a modelli adulti che garantiscano una certa sicurezza ma si accompagna alla paura di perdere in questo adeguamento conformistico delle importanti parti di sé. Infine, nel terzo cluster compaiono parole come banale e irrilevante. In questo caso la discussione con i ragazzi ha permesso di ipotizzare che questi ultimi si impediscono di volare alto e aggrediscono il proprio Sé in un modo che potremmo chiamare preventivo. Disinvestire, definire banale il proprio futuro è un modo per evitare che le proprie aspirazioni siano frustrate dagli altri e, quindi, per evitare il dolore mentale che ne può conseguire. Nel lavoro di orientamento queste diverse rappresentazioni di sé e dell’altro, potremmo dire questi modelli culturali, consentono di avviare un percorso di riflessione che aiuterà i ragazzi ad effettuare una scelta più consapevole.Naturalmente è possibile esplorare i pensieri sul proprio futuro espressi dall’adolescente nel momento in cui comincia ad occuparsi della scelta universitaria anche attraverso un colloquio individuale con lo psicologo. L’obiettivo, anche in questo caso, è aiutare l’adolescente spaventato, e a volte inibito nei suoi movimenti ad orientarsi facendo dialogare fra loro diverse rappresentazioni di sé e della realtà. Una salda motivazione allo studio non può che nascere dall’esplorazione di tutte le variabili in gioco.
Emilio Masina