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AREA RETE E MAPPATURA
Referente: Sergio Mangiapane
Attività di Mappatura
Il progetto “Sostegno al Contesto” prevedeva nella sua fase iniziale la realizzazione di una ricerca-
A seguito di incontri con il Comitato Promotore della Consulta del Volontariato e dei Servizi Socio-
A seguito di questo accordo si sono unite le risorse dei due progetti per questa parte comune, evitando quindi sovrapposizioni ed una ottimizzazione delle risorse.
La fase operativa ha difatti previsto una serie di azioni comuni:
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Dopo questa prima fase, nel corso del 2002 si è passati all’aggiornamento e all’inserimento di nuovi organismi.
I risultati ottenuti, aggiornati al 28 febbraio 2003, suddivisi per tipologia delle strutture sono i seguenti:
A.S.L. N°12
A.T.I. N° 1
Asilo Nido N° 9
Associazione Culturale N°44
Associazione di Volontariato N°30
Associazione non riconosciuta N° 3
Associazione Sindacale N° 4
Associazione Sportiva N°57
Biblioteca N° 1
Centro Anziani N° 4
Centro di Formazione Professionale N° 1
Centro di Servizio per il Volontariato N° 1
Comitato di Quartiere N° 4
Consultorio N° 2
Cooperativa N° 4
Cooperativa Sociale N°20
Ente Ecclesiastico N°10
O.N.L.U.S N°12
Parrocchia N°21
Progetto legge 285/97 N° 3
Scuola Privata N° 7
Scuola Pubblica N°64
Servizio Sociale N°15
Società S.R.L. N°15
TOTALE ORGANISMI N°333
Le interviste presso i responsabili degli organismi sono state precedute da una telefonata per fissare un appuntamento e per inviare via fax la lettera di presentazione del Municipio. Nonostante ciò gli operatori hanno incontrato qualche difficoltà nel somministrare le schede. Si può affermare che questa iniziativa ha trovato sostanzialmente impreparato l’ambiente a cui si è rivolto. Le maggiori difficoltà si possono così riassumere:
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Essendo partiti da un indirizzario di circa 600 nominativi, il 57% di questi hanno aderito all’iniziativa, il 32% non hanno aderito e per l’11% non è stato possibile stabilire un contatto.
Attività di rete
Nella prima fase del progetto "Sostegno al Contesto" iniziato nel gennaio 2000 sono stati contattati vari gruppi territoriali che si occupano di adolescenti in varie forme:
Osala (convenzione Sismif e Centro di aggregazione per adolescenti)
Arci Centro studi e sviluppo (Progetto "Scuola della seconda opportunità")
S.Saturnino (progetto Calamita)
ABC (Centro di aggregazione per adolescenti)
Virtus (Centro di aggregazione per minori Stranieri e progetto Casa del Volontariato)
Artemisia (Laboratorio di alfabetizzazione informatica).
Dopo alcuni incontri si sono creati due gruppi di lavoro con le seguenti aree di interesse:
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Il lavoro dei gruppi ha avuto anche dei risultati concreti: il gruppo Creatività ha prodotto alcuni numeri di una fanzina autoprodotta dai ragazzi del Centro di aggregazione dell'ABC e della scuola Media Villari, il gruppo sull'Accompagno una scheda di raccolta e di definizione di parametri da condividere o da creare ex-
La partecipazione alla tavola rotonda di venerdì pomeriggio permetterà ad ognuno dei rappresentanti di raccontare sinteticamente il proprio contributo nel gruppo di lavoro. Riteniamo, tra l’altro, con l’intento di ribadire la necessità di continuare il lavoro sul piano teorico e metodologico. L'obiettivo principale, anche se da realizzare compiutamente, è di creare "cultura" a partire dal lavoro e dall'esperienza di ogni gruppo per arrivare a modelli di lavoro e linguaggi il più possibile condivisi e condivisibili.
Attivazione di Tirocini Formativi Lavorativi
“Sostegno al Contesto” mira ad ottimizzare la rete dei servizi e delle risorse istituzionali e del privato sociale a favore dei ragazzi. L’esistenza sul territorio di molteplici servizi pubblici e iniziative spontanee private, ormai consolidate, evidenzia l’esigenza di potenziare e coordinare la comunicazione tra queste realtà.
◊ Obiettivi
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◊ Finalità
Il Servizio intende favorire il benessere della popolazione giovanile del Municipio V, attivando interventi individualizzati di formazione e promozione al lavoro, orientamento tra le possibili scelte professionali e sostegno nel contatto e nella conoscenza diretta del mondo del lavoro. Il T.F.L. può incoraggiare il giovane a rischio ad investire ed in alcuni casi a re-
◊ Target
Il Servizio è rivolto a ragazzi/e dai 15 ai 19 anni, in situazioni di disagio o ritenuti a rischio di emarginazione sociale, giovani già in carico ai Servizi Sociali territoriali (Municipio V, Asl RM/B) e/o ai Servizi della Giustizia Minorile.
◊ Modalità del Servizio
Il T.F.L. ha una durata non inferiore a quattro mesi e non superiore a dodici. L’inserimento lavorativo non costituisce rapporto di lavoro: il giovane, quindi, conserva lo status di disoccupato.
Risultati ad oggi conseguiti:
Sono stati attivati quattro T.F.L., tre dei quali ancora in corso. A tal proposito dobbiamo ringraziare le seguenti aziende che si sono rese disponibili ad accogliere presso le loro sedi i Tirocini:
Cooperativa “Parsec Flor” Manutenzioni Aree Verdi
Azienda Vivaistica “F.lli Marzi”
Ditta ”Ro.Sa. Auto” S.n.c.
Cooperativa “Inperla” Manutenzione Aree Verdi
Attività di comunicazione
Collaborazione specialistica:
Bruno Collaro
Obiettivo:
Attivare una struttura di comunicazione atta a sostenere e promuovere le diverse necessità di comunicazione della rete d’attività inerenti al progetto.
Valorizzare le risorse e i contributi che arrivano dalle diverse aree e principalmente dai ragazzi coinvolti nel progetto
Azioni:
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In esecuzione per le aree del progetto:
Area creativa
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Area front-
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Area rete
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AREA “COMPAGNO ADULTO”
Referente: Angela Castellano
Nel lavoro con gli adolescenti abbiamo sperimentato in ambiti diversi, come nell’esperienza del Compagno Adulto, l’utilità di offrire interventi plurifocali attraverso l’opportunità di differenziare tra le diverse figure che si occupano della cura. La possibilità di offrire più oggetti di appoggio e di investimento, fornisce l’opportunità di sperimentare legami differenzianti in quanto differenziati, attraverso i quali possono dispiegarsi i diversi aspetti del funzionamento psichico dell’adolescente. Nello stesso tempo limita i rischi legati al sovrainvestimento di un unico oggetto, che può attivare intollerabili vissuti di dipendenza e di passività nella relazione. La realizzazione dell’integrazione del processo di cura è garantita dal collegamento, dalla coerenza e dall’articolazione “pensata” tra le risorse terapeutiche messe in campo.
In questa cornice, è nata l’idea di attivare all’interno delle attività di “Sostegno al contesto” uno specifico gruppo operativo, già sperimentato clinicamente in altri ambiti, che interviene inserendo, nel progetto di presa in carico dell’adolescente, una figura di riferimento, il “Compagno Adulto”, che affianca gli interventi terapeutici tradizionali.
Il lavoro del compagno adulto, ha offerto ai ragazzi la possibilità di costruire una relazione significativa di sostegno ed accompagnamento ai compiti evolutivi, con un giovane adulto competente nel campo della psicologia dell’adolescenza.
E’ caratteristico del funzionamento psichico dell’adolescente attribuire alla realtà esterna un ruolo di primo piano nel processo di rimaneggiamento degli investimenti e dei conflitti. Se quindi l’adolescente è per definizione in una fase in cui, ciò che caratterizza da un lato la sua vita affettiva ed emozionale è strettamente correlato, in uno scambio continuo, con ciò che accade intorno a lui, nella realtà del suo ambiente di vita, sperimentiamo l’opportunità di affiancare agli adolescenti con gravi difficoltà evolutive, figure professionali in grado di riconoscere, tollerare ed elaborare questi passaggi dall’uno all’altro versante. La relazione con il compagno adulto è orientata prevalentemente alla realtà esterna del ragazzo, fa strettamente riferimento al suo contesto ambientale e sociale e si consolida attraverso l’opportunità di condividere situazioni ed attività che fanno parte dell’esperienza concreta nella vita del ragazzo.
Questo tipo di approccio ci sembra particolarmente efficace per quegli adolescenti che, con diversi comportamenti ed espressioni sintomatiche, esprimono, spesso urgentemente, un rischio di arresto o di grave distorsione del processo evolutivo, segnalando una condizione in cui il proprio funzionamento mentale, sociale e relazionale è in stato di stallo o momentaneamente non utilizzato. Pur avendo bisogno di aiuto, essi si trovano spesso nella condizione di non riuscire ad utilizzare una cura centrata esclusivamente sulla parola, trovandosi sbilanciati prevalentemente sul versante dei comportanenti agiti. Per questi adolescenti, in difetto di capacità simboliche, “fare insieme”, rispondere ad una richiesta concreta, e condividerne l’esperienza, assume un ruolo di mediazione verso la possibilità di accedere ad un primo livello di figurabilità, proprio attraverso l’opportunità di raccogliere e rispondere, prima di tutto su un piano concreto e di realtà, alle azioni ed alle comunicazioni che l’adolescente propone al compagno adulto.
Svolgere inoltre le proprie attività alla presenza del compagno adulto, che si fa garante della continuità dell’esperienza relazionale, di una conflittualità ridotta e di un sostegno affettivo stabile, permette all’adolescente di sperimentare un’immagine di Sé più positiva, e di riscoprire il piacere di investire le proprie capacità nell’affrontare gli impegni e i compiti evolutivi.
Infine l’incontro con il compagno adulto diventa occasione per i ragazzi di usufruire di nuove opportunità di confronto ed identificazione, e risponde al bisogno di trovare nella realtà esterna un oggetto con funzioni di sostegno e condivisione.
Adolescente e compagno adulto si incontrano con una frequenza di una o due volte a settimana. Ogni incontro dura mediamente due ore. Orari e luoghi degli incontri vengono individuati in funzione dell’esigenza di accedere al contesto ambientale dell’adolescente (famiglia, quartiere e luoghi di interesse), a seconda della disponibilità del ragazzo e del suo livello di funzionamento, e rivolgendo la massima attenzione ai processi di costruzione della relazione.
La verifica del lavoro svolto si è delineata anche grazie al contributo attivo dei diversi operatori che hanno partecipato all’esperienza clinica del “Compagno Adulto”. Attraverso lo strumento di un’intervista semistrutturata, abbiamo infatti raccolto, e discusso insieme, a fine progetto, gli elementi più significativi del percorso di aiuto sperimentato, anche dal punto di vista delle équipes che hanno la responsabilità del progetto complessivo di presa in carico di ogni adolescente.
Il Servizio è stato avviato nel gennaio 2001,
Abbiamo ricevuto 18 segnalazioni, e sono stati presi in carico 11 adolescenti, 4 maschi e 7 femmine, di età compresa tra i 13 e i 19 anni.
L’invio è stato sostenuto nella maggioranza dei casi da operatori dei Servizi di Tutela della Salute Mentale e della Riabilitazione in Età Evolutiva del territorio (6 dal Presidio di Pietralata, 3 dal Presidio di San Basilio ed 1 da quello di Lunghezza). Altre 2 segnalazioni sono giunte dal Servizio Sociale dello stesso Municipio, 4 dalla Scuola Media di Via Cortina, 1 dal Dipartimento di Salute Mentale e 1 dall’Ufficio Minori del Ministero di Grazia e Giustizia. L’intervento si è articolato quindi su diversi livelli di azione e monitoraggio. Gli operatori psicologici incontrano gli adolescenti, e partecipano ad una riunione settimanale di supervisione con il coordinatore del Servizio, costituendo un primo gruppo di lavoro, all’interno del quale viene condivisa una funzione di monitoraggio ed elaborazione continua e regolare di ciò che avviene nella relazione con gli adolescenti. I Compagni Adulti ed il loro coordinatore sono inoltre entrati a far parte delle Equipes di lavoro sul singolo caso, non solo per verificare in itinere la coerenza e l’adeguatezza della proposta terapeutica, ma anche per garantire in una fase iniziale una sufficiente preparazione e condivisione degli obiettivi, e del significato specifico per ogni adolescente dell’introduzione della nuova figura di accompagnamento. Infine abbiamo costituito un ulteriore gruppo allargato, composto, oltre che dagli operatori del Compagno Adulto, anche dai diversi referenti per i casi presi in carico. Tale gruppo si è riunito regolarmente a cadenza mensile e attraverso il confronto tra le diverse situazioni ha potuto condividere gli aspetti comuni e le specificità del modello di lavoro proposto.
Gli adolescenti presi in carico presentano quadri di disagio diversi e questo ci ha impegnato ad un’attenta modulazione della posizione relazionale del compagno adulto. Ferme restando le caratteristiche individuali, gli aspetti comuni ci permettono di delineare la prevalenza di problematiche psicosociali, in situazioni ambientali e familiari di significativa privazione e carenza, sancite, in 8 casi su 11 dall’intervento normativo del Tribunale per i Minorenni.
Vorrei nel concludere condividere alcune considerazioni che sono emerse dal gruppo di lavoro allargato, nella fase di verifica di cui vi ho parlato.
Il Compagno Adulto può svolgere una funzione di tramite per entrare in contatto con l’adolescente, per avvicinare le situazioni più problematiche e favorisce l’avvio e il proseguimento delle altre proposte terapeutiche, di sostegno e riabilitative che il Servizio referente può mettere in campo. Il poter disporre di obiettivi immediati e concreti facilita infatti l’accettazione delle proposte sia da parte della famiglia che da parte dell’adolescente, per il quale tra l’altro può essere valorizzata l’eventuale capacità autoreferenziale. L’accettazione della proposta è anche favorita proprio dalle caratteristiche di flessibilità di questo intervento, e dal fatto che sia meno identificato con un’Istituzione che prescrive e controlla.
Il Compagno Adulto può inserirsi in un percorso verso l’autonomia dell’adolescente: offre infatti ai ragazzi la possibilità di incontrarsi con un adulto che sostiene le sue capacità e competenze, che lo aiuta a riconoscerle ed utilizzarle, ma anche a valutare realisticamente i propri limiti.
La vicinanza generazionale del Compagno Adulto con l’adolescente assume una valenza centrale nel raggiungimento di questi obiettivi, e viene quindi confermato come fattore determinante e caratterizzante.
Il valore di questa risorsa rimane subordinato all’essere affiancato ad altri tipi di interventi, psicoterapia con l’adolescente, sostegno alla famiglia, supporto al contesto scolastico. Cioè il Compagno Adulto va inserito in un lavoro di rete che includa il Servizio, la scuola e la famiglia.
Questa considerazione ci sostiene nel confermare quanto sia fondamentale nel lavoro di presa in carico con gli adolescenti, un ampliamento del lavoro di équipe a enti e figure professionali diverse, perché l’adolescente possa sentirsi al centro di un sistema di aiuto che include il suo contesto.
E’ il gruppo di lavoro quindi che si può fare garante e portatore della continuità e dell’integrazione ed ha esso stesso funzione di terzo e di limite. Come sottolinea Novelletto (1998) l’ambito del lavoro gruppale salvaguarda la coesione del Sé dell’operatore, nella misura in cui si utilizza una capacità condivisa di vedere la mente dell’adolescente come un sistema in evoluzione che, almeno provvisoriamente, occupa una posizione intermedia tra realtà interna e realtà esterna.
Ci troviamo quindi a sottolineare ancora una volta che la definizione e l’organizzazione delle strategie di presa in carico dei pazienti adolescenti non può che essere una soluzione da ridefinire continuamente, una soluzione che configura idealmente un modello variabile di presa in carico, sulla scia dell’assetto variabile di ogni singolo operatore.