La scuola è, insieme con la famiglia, l'ecosistema più importante per gli adolescenti. Il luogo dove essi trascorrono almeno metà della loro vita e dove si incontrano con uno dei compiti evolutivi della loro età: quello di ricoprire con successo il ruolo sociale di studente. Ciò ne fa un ambito in cui gli adolescenti esprimono il loro disagio ma anche le loro richieste di aiuto al mondo degli adulti.
E' un ambito in cui si può incontrare, esplorare e capire il cambiamento dei giovani.
Oggi, infatti, gli studenti sono diversi da quelli di ieri. Sono giovani cresciuti in un clima familiare caratterizzato da bassa conflittualità e blandamente frustrante, al centro delle attenzioni di genitori, nonni e zii. Abituati ad obbedire per amore piuttosto che per paura delle sanzioni e in nome di regole che hanno conosciuto e condiviso. Dunque, impreparati a riconoscere e ad utilizzare per crescere le differenze di generazione e di competenza. Studenti, tuttavia, sempre meno disposti ad essere considerati semplicemente allievi e convinti, invece, di dover essere riconosciuti come soggetti dotati di una propria personalità, impegnati in un processo di crescita non necessariamente lineare e prevedibile. Le loro richieste di aiuto non sempre si esprimono direttamente, mascherandosi piuttosto dietro atteggiamenti di indifferenza, noia, disagio e malessere che, se non sono compresi, suscitano negli insegnanti stanchezza e sfiducia. Le buone risorse personali non bastano quando ci si trova di fronte a richieste frammentarie e contraddittorie. Gli studenti si attendono che il professore sia obiettivo e imparziale di fronte alla classe ma anche personalmente coinvolto nei loro individuali problemi. Dal canto loro, le famiglie demandano alla scuola la funzione normativa dell'educazione e poi non sopportano che il figlio sia soggetto a limitazioni e sanzioni. Così, negli ultimi anni la dimensione conflittuale e contestataria dell'adolescente a scuola ha lasciato progressivamente il passo alla dimensione della demotivazione scolastica. I ragazzi tendono a dimettersi dal ruolo di studente e ad assumere, anche in ambito scolastico, esclusivamente i panni dell'adolescente, vivendo la scuola soprattutto come luogo di socializzazione tra coetanei. Di fronte alle difficoltà dei giovani cresce il disagio degli insegnanti. Svalutati dai ragazzi nel loro ruolo, chiamati piuttosto a vestire le sembianze di seconde mamme o papà, visti criticamente anche dalle famiglie e dalla società nel suo complesso gli insegnanti, ci sembra, si sentono spesso abbandonati ed isolati anche nella stessa scuola di appartenenza. I consigli di classe, ad esempio, sarebbero strumenti utili per individuare una linea comune e scambiarsi informazioni importanti ma talvolta diventano semplici “riti burocratici”.
E gli psicologi?
Negli ultimi anni gli psicologi sono entrati in massa nella scuola ma spesso in modo poco competente. Non sempre tengono conto del contesto in cui il disagio si manifesta, proponendo tecniche e modelli scollegati dalle domande di intervento rivolte loro. Talvolta si propongono come concorrenti piuttosto che come collaboratori degli insegnanti. Altre volte accettano da questi ultimi deleghe “in bianco”, puntando a curare un deficit piuttosto che a promuovere lo sviluppo e il successo formativo. Non è un caso che le esperienze degli psicologi nella scuola rimangano ancora sporadiche e/o provvisorie, confuse fra mille altre iniziative, oppure legate ad una emergenza.
La nostra cooperativa è fra quei gruppi che credono sia fondamentale fondare una cultura dell'incontro fra psicologi e insegnanti. Diventare reciprocamente affidabili, ascoltarsi, conoscersi, individuare percorsi e progetti comuni. Con questo obiettivo abbiamo aperto questo spazio.
Già in altre sezioni del sito, ad esempio nei documenti, si possono trovare i resoconti di alcuni nostri interventi nella scuola. Qui vorremmo però avviare un dialogo diretto con gli insegnanti, pubblicando le loro lettere, idee, iniziative. E notizie, materiali e suggerimenti dal mondo della psicologia. |