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Sempre più spesso politici ed esperti per spiegarci le dinamiche del mercato economico si discostano dai dati concreti e dalle valutazioni "oggettive" per utilizzare concetti di derivazione psicologica. E' il caso, ad esempio, della cosiddetta inflazione percepita, della "propensione al rischio" negli investimenti, oppure della recente affermazione di un ministro: "I lavoratori autonomi faticano di più di quelli dipendenti a pagare le tasse perché vedono il denaro che poi devono versare!".
C'è anche chi va oltre: nel "Museo del denaro" di Zurigo è stato collocato un computer che propone al visitatore una serie di domande sul suo rapporto con i soldi e, in base alle risposte, gli fornisce un profilo della sua personalità. Più modestamente, ma con finalità più serie, sin dai tempi di Freud gli psicoanalisti hanno considerato il rapporto dell'individuo con il denaro un'interessante area di indagine e di lavoro. Non sempre, ad esempio, chi afferma di non avere soldi per fare una psicoterapia versa in uno stato di precarietà finanziaria. Potrebbe, invece, voler dire che la sua economia psichica non consente di investire energie per lavorare al cambiamento di sé, oppure che vorrebbe ma ha paura di non farcela. Anche il mancato pagamento dello psicoterapeuta, un ritardo o il versamento di una somma maggiore del dovuto, sono indicatori che consentono di mettere in luce un'ostilità altrimenti non riscontrabile, oppure il desiderio di liberarsi di un elemento che ricorda l' aspetto professionale di un rapporto che si vorrebbe basato solamente sull' affetto.
Ma, naturalmente, il rapporto con il denaro, è importante anche nella vita di tutti i giorni. Come sottolinea Freud in "Psicopatologia della vita quotidiana", la semplice dimenticanza di un pagamento può evidenziare non solo la presenza di una controvolontà nello spendere ma anche il riaffiorare di impulsi infantili legati all' avidità o alla "tirchieria" che l'educazione e i passi avanti della civiltà non hanno del tutto debellato.
L'interesse per il denaro, in altri termini, è legato non solo alla razionalità ma anche ad aspetti, in gran parte inconsci, che riguardano la libido, cioè l'energia psichica che muove tutta la nostra vita.
Per questo motivo il denaro è anche collegabile, simbolicamente, ad un regalo, oppure alle feci, che il bambino, nella fase della sua vita che gli psicoanalisti chiamano anale, può decidere di dare alla madre, sacrificando una parte del suo corpo e accettando i precetti educativi che lei gli propone, oppure di trattenere, con un atto di ribellione e di sfida.
Non stupisce, quindi, se gli inglesi David Tuckett e Richard Taffler, il primo psicoanalista e il secondo economista hanno indagato uno dei fenomeni economici più sorprendenti degli ultimi anni: la crescita vertiginosa del valore delle azioni delle aziende della cosiddetta new economy e la loro altrettanto spettacolare caduta, che ha prima fatto guadagnare e poi gettato nello sconforto centinaia di migliaia di investitori.
Nel caso di questa gigantesca bolla speculativa il valore delle azioni tecnologiche crebbe smisuratamente nonostante molte delle aziende fossero in crisi in modo evidente, anche in base ai dati di bilancio. Ricordo che a quell'epoca un amico, promotore finanziario, mi confidò compiaciuto che una sua cliente lo aveva soprannominato "re Mida", perché, consigliandola di investire nella new economy, aveva fatto lievitare in breve tempo il valore dei suoi risparmi.
Secondo gli autori dell'articolo, gli investitori si trovarono emozionalmente intrappolati nella corsa all'acquisto per motivi inconsci. Le azioni internet furono rappresentate mentalmente come fantastici e seducenti oggetti infantili e gli investitori credettero di poter trasformare magicamente la propria esistenza normale in una di carattere eccezionale. Inoltre, nella seconda fase della "bolla", le azioni stimolarono una corsa folle e precipitosa perché esaltarono comportamenti impulsivi e ripetitivi legati alla rivalità inconscia nei confronti degli altri. Infine, le azioni rimasero per molto tempo ipervalutate, nonostante fosse sempre più evidente l'avventatezza di questo comportamento, perché quando i normali criteri di valutazione della realtà materiale vengono applicati agli "oggetti fantastici" essi non sono incisivi, a causa del modo particolare con cui le rappresentazioni fantastiche si mantengono nella realtà psichica.
Secondo Tuckett e Taffler il valore delle azioni crollò improvvisamente non perché tutti si erano messi a vendere, ma perché erano salite in maniera tanto assurda che, nel momento in cui la logica contraria che ne teneva alto il prezzo non era più sorretta dallo stato inconscio esse divennero oggetti odiati e disprezzati, sentiti come se realmente avessero abbandonato e discreditato chi le possedeva.
Nell'ultima fase della bolla, le azioni internet, una volta vendute, si configurarono come "oggetti fantastici perduti" e crearono un dolore psichico difficile da sostenere. Come conseguenza oggi accade che gli investitori desiderino scordare tutto ciò che riguarda le loro precedenti "fantasie", nella speranza che nessuno gliele rammenti. Ciò può creare un pregiudizio che ostacola l'attribuzione di valore a questo settore secondo criteri razionali, con conseguenze negative sia per le aziende che continuano ad operare in questo campo, sia per la possibilità di apprendere dall'esperienza.
Emilio Masina